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La Madonna di Corpi Santi: culto, festa e tradizioni popolari tra passato e presente
Posted By Comitato di Redazione On 1 settembre 2024 @ 00:39 In Cultura,Religioni | No Comments
di Amelio Pezzetta
Introduzione
Il presente lavoro ha finalità documentaristiche ed è volto ad analizzare le tradizioni indicate nel titolo al fine di farle conoscere, evitare che vadano disperse, evidenziare le trasformazioni che hanno subìto e i motivi che hanno portato in certi casi al loro abbandono, alla conservazione e/o alle innovazioni. Alcune parziali notizie riguardanti la devozione e il culto della Madonna di Corpi Santi sono state descritte da Verlengia (1910, 1958 e 2007), Caprara (1986), Del Pizzo (1999), Curzi (2007), Pezzetta (2015) e in altri saggi dello scrivente. Quanto riassunto nel presente saggio è l’esito di interviste, consultazione di fonti archivistiche e di materiale bibliografico.
Il toponimo Corpi Santi e la sua origine
Corpi Santi è una frazione del Comune di Lama dei Peligni (provincia di Chieti) distante circa 2 Km dal capoluogo. Sino agli anni Cinquanta del secolo scorso la popolazione residente superava le 400 unità ed era dedita in gran parte all’agricoltura, all’artigianato e al lavoro manuale. In seguito, a causa dell’emigrazione essa si è progressivamente ridotta ed ora ammonta a circa 50 abitanti con diversi pensionati mentre la sua parte attiva è occupata nella pubblica amministrazione, nell’artigianato, nei servizi, nei centri industriali e le imprese commerciali delle località vicine. La borgata è costituita da circa un centinaio di edifici civili di cui diversi vuoti o temporaneamente abitati dai proprietari che ritornano nel luogo solo durante le ferie o qualche ricorrenza festiva.
I ritrovamenti nei dintorni dimostrano che l’area è stata abitata con continuità dall’epoca preistorica: sono affiorati reperti umani e di un villaggio del Neolitico, resti di una villa romana, un lastrone decorato in pietra calcarea del I secolo d. C., tombe d’epoca successiva di cui alcune ubicate presso la chiesa.
In generale si suppone che il termine Corpi Santi si originò attorno al V secolo per designare una zona di sepoltura ovvero beni rurali appartenenti a enti ecclesiastici. Nell’epoca longobarda il toponimo indicava un territorio considerato sacro e situato all’esterno delle mura di una città. Nel caso in esame i reperti archeologici avvalorano l’ipotesi dell’origine del toponimo da una zona sacra di sepolture e se fosse effettivamente collocabile nel periodo compreso tra il V e l’VII secolo proverebbe che all’epoca nell’area si era diffuso il cristianesimo.
La devozione mariana a Lama dei Peligni: caratteri generali
In generale nei Comuni della Valle dell’Aventino siti presso Lama dei Peligni, le prime testimonianze storiche riguardanti la devozione mariana risalgono all’VIII secolo e le forniscono gli edifici di culto dedicati alla Madonna che all’epoca erano presenti. Nell’XI secolo, varie donazioni di feudatari locali dimostrano che erano devoti alla Madre di Dio e in altri Comuni esistevano chiese mariane non citate in precedenza. Da un calendario liturgico della diocesi teatina dell’XI-XII secolo risulta invece che si celebravano tre feste mariane: la Purificazione, l’Annunciazione e l’Assunta [1]. Per quanto riguarda Lama dei Peligni, risulta che nel 1325 vi era edificata una chiesa dedicata a Santa Maria e questa notizia è la prima prova dimostrativa che nel luogo si era diffuso il culto mariano [2].
Nei secoli successivi nel luogo in esame, il culto e la devozione mariana, in linea con quanto avvenne nel resto dell’Italia Meridionale, continuarono a rinforzarsi. In particolare durante il XVI e XVII secolo, l’attività della Confraternita del Santissimo Rosario (eretta anche nella chiesa parrocchiale di Lama) e le missioni popolari dei gesuiti, dominicani e francescani incrementarono ovunque la devozione mariana portando alla realizzazione di molte chiese e cappelle e alla frammentazione della Madre di Dio in tantissime Madonne locali, ognuna con un proprio nome, funzione protettiva e mitologia. In particolare a Lama dei Peligni le missioni popolari del XVI e XVII secolo rafforzarono la devozione alla Madonna che in quello successivo raggiunse la massima esplosione. Infatti, durante il XVIII secolo, in tutto il Comune compreso le sue frazioni erano dedicati alla Madonna cinque edifici di culto, sette cappelle laicali e tre confraternite; si conservavano effigi mariane con dodici intitolazioni diverse (Immacolata Concezione, Santa Maria di Costantinopoli, Madonna Addolorata, delle Grazie, della Misericordia, del Soccorso, di Corpisanti, della Cintura, della Neve, del Rosario, del Carmine e dell’Arco); si organizzavano nove feste religiose con relativi vespri e processioni.
Tale varietà di titoli delle Madonne lamesi trova la sua giustificazione nel fatto che a ogni virtù di Maria si associava un titolo, una particolare immagine che diventava oggetto di venerazione e modello sociale da imitare. Alla base di queste particolari convinzioni religiose ci sono l’insicurezza nel divenire quotidiano e l’incapacità di controllo delle forze naturali. In questo senso, la religione offre immagini di santi, perfetti esempi di vita cristiana, capaci di dare speranza e intercedere presso Dio per alleviare i mali terreni.
Secondo Galasso la varietà dei titoli mariani esprime: «Un processo di appropriazione, di determinazione, di sublimazione collettiva e individuale della figura di Maria» [3]. Ad avviso di Niola: «Alla presenza ricorrente della Vergine fa riscontro una enorme varietà di appellativi che fanno da rideterminatori locali della figura di Maria, riconducendo le ragioni dell’adozione alle vicende storiche di questo o quel luogo, rendendo la insomma la Madre di Dio propria concittadina» [4].
Nei secoli successivi il numero di feste, confraternite mariane etc. si è progressivamente ridotto. Ora a Lama sono intitolati alla Madonna due edifici di culto che conservano diverse statue e immagini mariane, ognuna con una propria denominazione. Altre statue mariane del passato, non più adibite al culto, si conservano in un Museo d’Arte Sacra realizzato in un edificio situato presso la chiesa parrocchiale.
Nella situazione attuale, la popolazione locale manifesta una grande devozione alla Madonna di Corpi Santi, una particolare intitolazione della Vergine connessa al sito in cui sorge la chiesa e che quindi ha un chiaro riferimento topografico: una frazione del Comune di Lama dei Peligni. Essa è denominata anche la “Madonna campagnola” poiché risiede nelle campagne, un termine del gergo locale che si utilizza per indicare le frazioni e i suoi abitanti. Come e quando si è originato e diffuso il suo culto tra la popolazione? Purtroppo a questa domanda non si è in grado di rispondere con certezza per mancanza di fonti.
Nella relazione della visita pastorale del 1591 è riportata la prima notizia storica che attesta l’esistenza della chiesa dedicata alla Madonna di Corpi Santi e quindi si ha la certezza che a fine XVI secolo il suo culto era diffuso. Nel XVII secolo si ha notizia dell’esistenza di una cappella laicale intitolata a Maria SS. Ma di Corpi Santi e di varie donazioni di cui fu oggetto. A fine secolo risale la prima notizia storica riguardante l’organizzazione di una festa.
Secondo lo studioso Francesco Verlengia La Vergine di Corpisanti: «è sempre e dovunque presente nel paese di Lama…. Presiede a tutti gli atti del suo popolo eletto dalla vita alla morte; benedice le nascite e i matrimoni; veglia gli infermi e i moribondi, protegge i pastori per l’erta montagna natia e gli emigranti che trascinano la loro esistenza oltre oceano» [5]. Tale considerazione, aggiunta alle varie testimonianze di devozione e voci di presunti miracoli di seguito elencate, dimostra che alla Vergine locale si attribuisce una ricca varietà di capacità salvifiche capaci di soddisfare qualsiasi esigenza popolare.
Il poeta Giuseppe D’Eramo, originario di Corpi Santi, nel seguente componimento esprime la propria personale devozione:
Secondo varie fonti, nel 1706 Maria di Corpi Santi protesse il paese da un terremoto che abbatté gran parte dell’abitato e nonostante la sua forte intensità non fece molte vittime. Un atto di devozione individuale si ricava da un rogito testamentario del 1863 in cui fu trascritta la seguente formula di raccomandazione religiosa: «Raccomando al Signore e alla Santissima Immacolata dei Corpi Santi l’anima mia». Inoltre il testatore aggiunse che per i suffragi per la propria anima, i suoi figli maschi avrebbero dovuto far celebrare, nella giornata del 2 luglio e per un periodo di dieci anni, una messa alla Sacra Vergine lamese.
Oltre che dalle fonti storiche soprariportate, la devozione popolare è testimoniata da vari aneddoti, invocazioni dialettali, detti e voci di presunti miracoli. Quando si richiede il suo intervento protettivo, di solito si usa la seguente espressione in gergo: «Madonna mè de Corpe Sante aiuteme tu» [7]; La Madonne de Corpe Sante m’ha fatte la grazia; La Madonne de Corpe Sante m’accumpagne [8].
Anni fa i contadini delle frazioni di Lama dei Peligni invocavano la Madonna di Corpi Santi durante le operazioni di semina, mietitura e trebbiatura affinché favorisse il buon esito del raccolto, non facesse piovere e impedisse che si sviluppasse un forte vento capace di disperdere i chicchi di grano. Al termine delle operazioni di trebbiatura, qualcuno donava parte del raccolto alla chiesa. Ora i fedeli devoti toccano e baciano le vesti del suo simulacro, s’inginocchiano davanti ad esso, fanno il segno di croce o recitano qualche preghiera. Vari soggetti che ritengono di essere stati miracolati hanno offerto ex voto consistenti in oggetti preziosi. Alcune donne intervistate hanno riferito di aver sognato la Madonna o di averla visitata in chiesa avvertendo dei segni premonitori riguardanti futuri eventi. Altre persone hanno fatto presente che quando passano nella borgata recitano qualche Ave Maria. Una donna pensando alla Madonna di Corpi Santi, ha dimostrato orgoglio dicendo che è la più bella della zona, si è emozionata e commossa.
Diversi devoti hanno riferito che l’intervento protettivo della Vergine di Corpi Santi ha dato sollievo alla loro esistenza favorendo la guarigione da qualche malattia o evitando l’insorgenza di grossi problemi a seguito d’incidenti vari. Una signora ha affermato di essere stata protetta e miracolata dalla Madonna di Corpi Santi per ben tre volte a seguito di una malattia polmonare, una caduta e un incidente d’auto. Un uomo, invece, ha dichiarato che quando si è accorto che stava per avere un grave incidente, l’ha invocata, cavandosela miracolosamente. Sino a circa venti anni fa, una donna che riteneva di essere stata miracolata organizzava annualmente un pellegrinaggio in autobus da Chieti a Corpi Santi. Un’anziana signora che recitava il rosario davanti all’effige della Vergine, avvicinata da una persona espresse la propria devozione dicendo che la Madonna con quel suo sguardo la segue da novant’anni. Nel 2016 un abitante di Lama rimasto illeso dopo un incidente stradale ha postato su un social network un messaggio di ringraziamento dedicato a Maria di Corpi Santi.
La chiesa di Maria SS. ma di Corpi Santi
L’edificio di culto di cui non si conoscono le origini sorge presso uno spiazzo posto al centro della borgata, è di dimensioni modeste, ha un’unica navata con alcune cappelle laterali e in fondo un’abside semicircolare in cui è posto il simulacro della Vergine. Il suo coronamento è orizzontale mentre un timpano suddivide la facciata in due parti.
Nella chiesa oltre a quella della Vergine sono custodite le sacre effigi di Sant’Eramo e di Padre Pio che è stata donata da un devoto nel 2014. Inoltre vi è posta una campana del 1634 che contiene l’iscrizione Mentem Sanctam spontaneam ad honorem redet patrie libertationem. Ora pro nobis. Nelle sue vicinanze sino al 1936 c’era un blocco di pietra con alcune sculture dell’epoca romano-imperiale che fu rimosso e portato al museo archeologico di Chieti. Probabilmente costituiva il frammento di un tempio pagano; quindi la sua presenza fa presumere che la chiesa fu costruita presso le sue rovine e il luogo era considerato sacro.
La prima notizia storica che la riguarda risale al 1591 ed è riportata nella relazione della visita pastorale. Nel 1593 la chiesa dipendeva dall’arcipretura di San Pietro. L’edificio di culto è citato in un apprezzo feudale del 1636 (De Nino 1901). Il 26 settembre 1668 l’arcivescovo di Chieti Nicolò Radulovich venne in visita pastorale a Lama e durante la sua permanenza in paese visitò tutte le chiese locali tra cui quella di Corpi Santi.
Il terremoto del 1706 provocò il suo crollo, alcune lesioni alla statua della Madonna e nessun danno alla campana, come dimostra la seguente scritta: «La chiesa rurale di S. Maria di Corpora Sancta atterrata tutta da fondamentii restandosi solo in parte rotta la statua della Madonna e la campana scavata sana» [9]. Dopo l’evento sismico la statua fu trasportata nella chiesa della Madonna dell’Arco ove fu conservata sino al 1851.
Nel 1745 durante la visita pastorale, l’arcivescovo mons. Michele de Palma si recò a Corpi Santi per accertarsi sulle condizioni della chiesa. Nel 1846 a seguito della visita pastorale, iniziarono i lavori di restauro della chiesa che si conclusero nel 1851. Durante il loro svolgimento furono trovati un campanello e una lampada di piombo, risalenti entrambi a fine XVI secolo.
Agli inizi del XX secolo un artigiano realizzò un coro di legno che ancora oggi adorna la chiesa. Nel 1934 essa apparteneva alla Parrocchia di S. Nicola e Clemente che ora è intitolata a Gesù Bambino.
La cappella laicale della Madonna di Corpi Santi
Le cappelle laicali, di fondazione privata, sono costituite da altari disposti sulle pareti laterali delle chiese. Ad esse si assegna una rendita che di solito si utilizza per la celebrazione di messe, il decoro del loro altare e la celebrazione della festa del santo a cui s’intitolano. La cappella laicale di Santa Maria di Corpi Santi fu probabilmente fondata tra il XVI e il XVII secolo nella chiesa omonima e la sua prima citazione storica è riportata nella relazione della visita pastorale del 1629. I suoi fondatori sono sconosciuti, mentre gli amministratori della stessa appartenevano alle importanti famiglie locali dell’epoca, avevano il compito di organizzare la festa religiosa e concedere a terzi beni immobili in affitto con varie modalità, denaro e grano in prestito.
Con una disposizione testamentaria del 1634 alla Cappella furono donati vari beni tra cui cinque carlini napoletani. Nel 1708, il procuratore della cappella era tenuto al pagamento di una tassa chiamata “doppia” all’Arciprete di San Pietro, capo religioso della comunità lamese dell’epoca. Dal catasto onciario del 1753 risulta che il patrimonio della cappella era costituito da vari beni immobili e rendite per un totale di trenta carlini, mentre a suo carico c’era la cifra di sessanta carlini che si spendeva per organizzare la festa della santa titolare.
La cappella disponeva anche di un Monte Frumentario con cui prestava ai contadini locali grano all’interesse del 6 %. Dalla consultazione di vari documenti dell’epoca è emerso che gli accordi per la concessione del grano si registrarono presso un organismo giuridico definito “La Corte Feudale” e nel periodo compreso tra il 1774 e il 1791 oltre un centinaio di contadini beneficiarono del servizio. In particolare nel 1781 i prestiti in grano del Monte Frumentario di Corpi Santi interessarono 32 coloni locali che promisero al procuratore Sebastiano Laudadio di restituirlo entro agosto del 1782. Dopo il 1791 per motivi sconosciuti non sono stati ritrovati altri atti pubblici riguardanti la Cappella e il suo Monte Frumentario. Nel 1785 il bilancio della cappella risultò formato dalle seguenti voci:
Dal bilancio esaminato si deduce quanto segue: le entrate della cappella erano costituite da corrisposte censuali, ricavati per la vendita del grano, pagamenti con prodotti del raccolto e denaro contante; la parte più corposa delle uscite fu utilizzata per l’organizzazione della festa e il resto per contributi fiscali e stipendi; a carico della cappella non erano previste altre spese di culto. Alla luce di quest’ultimo fatto è da supporre che fu fondata con l‘unico scopo di raccogliere donazioni, celebrare la festa e favorire la devozione alla santa a cui era intitolata.
Dopo l’Unità d’Italia, la sua amministrazione passò alla Congrega di Carità il cui Statuto fu approvato nel 1875. Nel 1903 si ha notizia solo delle sue entrate che furono costituite dalle seguenti voci: «1) canoni per abitazioni concesse in enfiteusi perpetua: Lire 6,63; 2) canoni per terreni edificabili concessi in enfiteusi: Lire 1,35; 3) canoni per terreni concessi in enfiteusi: Lire 10. Totale entrate della cappella: Lire 18,43» [12]. Confrontando i bilanci del 1903 del 1785 e se si considera che 100 carlini corrispondevano a 4,25 lire del 1861, si osserva che le rendite si ridussero di circa il 30 % in valore assoluto [13].
Le credenze e le leggende
La Madonna di Corpi Santi è circondata da due leggende e varie credenze che hanno alimentato il culto e la devozione popolare. Secondo una credenza, in coincidenza della ricorrenza festiva, iniziano le prime piogge settembrine che interrompono il periodo di prolungata siccità di luglio e agosto. Secondo un’altra credenza Maria di Corpi Santi ama circolare in lungo e largo nei paesi del circondario. In una leggenda si narra che un tempo, la sua statua era custodita in una chiesa sita nei pressi di Torricella Peligna o, come altri dicono, nei pressi di Pizzoferrato, due Comuni della valle del Sangro-Aventino. Un giorno l’effige miracolosamente traslò nella chiesa parrocchiale di Gessopalena, un altro comune della valle. Dopo un certo periodo, la statua sparì dalla chiesa gessana. Due anni dopo un contadino lamese la trovò nel terreno su cui lavorava e con l’aiuto di altre persone la portò in una chiesa vicina al luogo di ritrovamento. Gli abitanti di Gessopalena, saputo il fatto, una notte vennero a Lama, presero la statua e la riportarono nel loro paese ma il giorno dopo essa aveva ripreso il suo posto nella chiesa lamese [14].
Di tale racconto, alcune persone hanno riferito diverse versioni, probabilmente dovute alle loro rielaborazioni personali. In una di esse si narra che il simulacro della Madonna, durante i suoi due trasvoli da Gessopalena a Lama, si posò sempre sopra una roccia nelle cui vicinanze poi fu costruita la chiesa. In un’altra versione si narra che un contadino intento a lavorare il suo campicello notò un bagliore di luce proveniente da un cespuglio. Incuriosito, si avvicinò e vide la Madonna. In seguito sul luogo d’apparizione fu fondata la chiesa.
In una seconda leggenda si narra che in alcuni Comuni della valle dell’Aventino si conservano i simulacri di sette Madonne considerate sorelle e tutte in grado di operare prodigi e miracoli. Esse sono: la Madonna dell’Altare a Palena, la Madonna delle “vicciare” a Lettopalena, la Madonna della Valle a Taranta Peligna, la Madonna delle Rose a Torricella Peligna, la Madonna di Corpi Santi di Lama dei Peligni, la Madonna dell’Addolorata di Civitella Messer Raimondo e la Madonna della Libera di Palombaro [15]. Anche in questo caso le narrazioni di più persone contengono varianti consistenti in Madonne con denominazioni diverse che sono venerate in altre località.
Gli inni, i canti e le preghiere
Alla Madonna di Corpi Santi sono dedicati anche vari canti e preghiere che alimentano la devozione popolare ed hanno una funzione di supporto alle cerimonie religiose.
Il primo canto è composto dalle seguenti strofe: «Piega o Maria lo sguardo di Madre e Regina / su noi lamesi fidi, sui campi e sui coltivi / scendi su questi campi / un raggio del tuo viso / brillar di paradiso / vedremo frutti e fior. / Salve o Madre dei Corpi Santi / dei tuoi figli abbi pietà».
Un secondo canto, a sua volta recita: «O Vergine di Corpi Santi / Che spargi copiosa le grazie / Rivolgi il tuo sguardo fulgido / ai figli che accorrono a te. / Ti dona la fede invincibile / l’attiva gagliarda speranza / l’amore che unisce col prossimo / Un’anima sola ed un cuor. / La Rocca di Pietro nel turbine / difendi potente Regina / e i sacri Pastori conducan / gli agnelli all’ovil./ Madonna pura, Madonna bella / di nostra vita tu sei la Stella / tu nel periglio ci porgi aiuto / in morte addita l’azzurro ciel» [16].
Alcuni decenni fa, nella chiesa di Corpi Santi si organizzava una novena di preghiere con il seguente contenuto:
L’immagine sacra e i santini
La statua della Madonna, databile verso la fine del XVI secolo, è posta su un piedistallo dorato adornato da quattro angioletti. La Vergine ha le sembianze di una giovane donna con le guance rosse, indossa una tunica rossa ricamata in oro ed è avvolta in un manto azzurro trapunto di stelle d’argento. Sulla testa ha una corona che fu posta nel 1906; con la mano sinistra tiene un bambino anch’esso coronato e con la destra un fiore mentre il suo sguardo è rivolto in avanti verso i fedeli che le stanno di fronte [17]. Negli ultimi anni del XIX secolo essa fu restaurata.
La Sacra Immagine è fornita di un proprio corredo di vestiti conservato da una famiglia della borgata. A inizio del mese mariano e in occasione della ricorrenza festiva si provvede al cambio d’abito. Nel 1962 un emigrato negli Stati Uniti fece ordinare nuovi vestiti che l’adornassero mentre pochi anni prima con una colletta tra altri emigranti fu acquistato un nuovo manto confezionato da una ditta napoletana.
Nel seguente componimento dal titolo Lu luadre (il ladro) recentemente pubblicato su un social network, il poeta Mario Amorosi, racconta in rime com’era fatta la statua e le tristi vicende dei furti che ha subito:
I santini rappresentano la sacra effige nelle sue vesti naturali senza altre aggiunte. Nei più recenti a colori lo sfondo è azzurro mentre in quelli del passato in bianco e nero, è grigio. Nella parte anteriore generalmente portano la scritta: «Maria SS. di Corpi Santi. Lama dei Peligni». Sul retro, di solito riportano la seguente preghiera:
La festa
La festa della Madonna di Corpi Santi è la più antica che si celebra a Lama dei Peligni essendo citata nel bilancio comunale del 1699-1700. Nell’occasione di tale ricorrenza, l’amministrazione comunale dell’epoca fece pulire la piazza. Poiché la sua organizzazione competeva agli amministratori dell’omonima cappella la cui esistenza è documentata dal 1629 è da supporre che si celebrasse anche prima.
Nel 1785 la festa prevedeva la processione, varie messe e il brillamento di fuochi d’artificio. Il bilancio delle spese che furono effettuate è il seguente: »1) pagati al Reverendo Arciprete per la messa cantata, processione ed il primo e secondo vespro che si celebrano nell’ultima domenica di agosto carlini 12; 2) pagati a 6 chierici carlini 60; 3) pagati al sacrestano carlini 10; 4) per l’acquisto d’incenso carlini 3; 5) pagati al R. Francesco dei Minori osservanti per l’assistenza e messa nel giorno della festa carlini 30; 6) pagati allo sparatore (artificiere): carlini 40» [18].
Nel 1841 si ha notizia che a Lama dei Peligni fu celebrata la festa della Madonna di Corpi Santi, insieme ad altre. Nel 1876, in continuità con il passato, la festa fu organizzata l’ultima domenica d’agosto e nella cappella della Madonna di Corpi Santi si celebrò una messa cantata con i rispettivi vespri. Un accordo del 1880 tra l’arciprete di San Pietro e il parroco di San Nicola prevedeva la ripartizione della celebrazione delle feste religiose locali. In particolare all’arciprete competeva la celebrazione di quella di Maria SS. Ma di Corpi Santi. Nel 1882 la festa fu organizzata raccogliendo fondi in chiesa e, con l’autorizzazione del Sindaco, anche nelle abitazioni private.
Nel 1902 la festa della Madonna di Corpi Santi continuava a essere una delle principali ricorrenze religiose di Lama dei Peligni. Essa oltre ai riti liturgicii era caratterizzata da manifestazioni laiche che interrompevano la monotona quotidianità della vita lamese e inducevano a piccole trasgressioni: mangiare di più e meglio, avere maggiori momenti d’incontro con amici e parenti e spendere qualche piccola somma in pubblici divertimenti.
Nel 1908 l’amministrazione comunale di Lama dei Peligni al fine di disciplinare l’organizzazione delle feste religiose deliberò di abolirne alcune e raggruppare quelle della Madonna del Carmine, di San Cesidio e della Madonna di Corpisanti che si dovevano tenere dal 30 agosto al primo settembre [19]. La notizia dimostra che la data di celebrazione fu spostata al primo settembre e conferma che per organizzarla si raccoglievano proventi ossia si faceva una questua. Oltre a raccogliere le offerte tra i residenti, i membri del Comitato Festa scrivevano agli emigranti chiedendo loro contributi in denaro.
Dalla delibera succitata, ebbe origine la festa dei tre colori, cosi chiamata poiché le donne che accompagnavano la processione nei tre giorni festivi utilizzavano abiti di diverso colore. Nel 1921 fu organizzata dal 29 al 31 agosto e l’8 settembre si aggiunse un’altra giornata festiva definita Ottavario che celebrava il ritorno della sacra immagine nella chiesa della borgata. Il programma della festa della Madonna di Corpisanti e dell’Ottavario è il seguente:
Nel programma festivo si accenna a sparo di bombe e mortai, due termini con cui nel gergo locale s’intendono i fuochi d’artificio di vario tipo. Per vendita all’incanto dei piatti si deve intendere la vendita all’asta delle spase che consistevano in grandi vassoi contenenti un insieme di pietanze locali che nell’occasione erano pubblicizzate e valorizzate (coniglio o pollo ripieni o ai ferri, frutta di stagione, una bottiglia di vino e altro), erano preparate dalle famiglie di Corpi Santi e poi si vendevano all’asta per finanziare la festa. Vari altri fatti citati nel documento non si sa in cosa potessero consistere. Tra essi l’albero che veniva dalla campagna che si vendeva all’asta. È da supporre che potesse consistere in prodotti della terra.
Nel 1927, una circolare del prefetto di Chieti ordinò che i Comitati feste della Provincia dovevano essere costituiti dal Podestà che lo avrebbe presieduto, dal Parroco, dal Segretario locale del Partito Fascista e da altre persone esperte nell’organizzare festeggiamenti. La raccolta dei fondi poteva essere effettuata solo da persone designate dal Comitato ed autorizzate dalla Prefettura. Con quest’ordinanza, la gestione della festa di Corpi Santi iniziò ad essere direttamente controllata e gestita dai gerarchi locali del regime che in questo modo rinforzarono il loro consenso politico.
Altre modalità con cui la festa si celebrava in passato si ricavano da uno scritto di Verlengia in cui si fa presente che: un tempo la statua della Vergine si portava dalla borgata alla chiesa parrocchiale di Lama la mattina del 26 luglio; il 15 agosto, verso le ore 17 si faceva una processione con la statua di Maria SS. Ma di Corpi Santi che durata circa due ore ed era detta dei manuoppjje, ossia dei covoni di grano che alcuni fedeli portavano con loro; durante lo svolgimento della processione ferragostana si effettuavano numerose soste; le famiglie uscivano dalle loro case, s’inginocchiavano davanti alla statua e per devozione offrivano vari donativi, soprattutto di grano e/o suoi covoni che si trebbiavano e il ricavato si vendeva a vantaggio della festa; l’ultima domenica di agosto si celebrava la festa grande della Madonna di Corpi Santi e la sua statua si esponeva nella chiesa parrocchiale insieme alle reliquie dei santi; il primo settembre la statua della Vergine si riportava in processione a Corpi Santi [21].
Ad avviso di Giulio D’Eramo, nel 1940 la festa in considerazione fu caratterizzata dai seguenti eventi: un giro mattutino di un complesso bandistico per le vie della contrada; un successivo giro della banda per le vie delle altre contrade locali insieme a un membro del comitato feste; una prima messa nella chiesa di Corpi Santi; 4) una messa cantata celebrata attorno alle ore 12 preceduta da un piccolo concerto bandistico; il pranzo di ogni componente della banda con una famiglia del luogo; il ritiro delle spase accompagnato dal suono della banda dalle famiglie locali che avevano dato la disponibilità a prepararle; la processione pomeridiana con la statua della Madonna per le vie della contrada; il brillamento di fuochi d’artificio prima del rientro della statua in chiesa; la vendita all’asta delle spase; la proiezione serale di un film all’aperto [22].
Quell’anno la processione fu aperta dal sacrestano con un crocefisso di legno. Esso era seguito da un gruppo di bambini più piccoli, le donne in doppia fila, la banda che intonava inni religiosi, la statua della Madonna posta su un piedistallo e portata da quattro uomini vestiti con paramenti sacri, alcune bambine dette “le verginelle” che avevano ricevuto la prima comunione ed erano vestite di bianco, il parroco, due carabinieri, quattro donne che portavano un oggetto detto “il fiocco della Madonna” ed infine gli uomini in ordine sparso [23].
Secondo alcune testimonianze orali, durante le processioni dell’anteguerra, le donne indossavano tipici abiti locali e portavano conche di grano. Negli anni ‘50 del secolo scorso la statua a si portava a spalla dalla chiesa della borgata a quella parrocchiale percorrendo circa due Km e alcuni fedeli che l’accompagnavano portavano un grosso cero e conche di grano che donavano alla parrocchia. Il primo settembre, alle sei di mattino, una banda girava lungo le vie della borgata per annunciare che iniziavano le festività. Sino a circa il 1970 un cineoperatore ambulante faceva la proiezione serale di qualche film di successo.
Da qualche decennio il modo di celebrare la festa è notevolmente cambiato. A tal proposito, qualche anno fa, un membro del comitato feste, alle mie domande se la festa è cambiata e perché ha concorso ad organizzarla, ha risposto:
Altri membri hanno fatto semplicemente presente che la festa si organizza per mantenere viva la tradizione.
Da diversi decenni la festa è inserita in un programma di manifestazioni estive che è definito “Bellestate Lamese” ed è curato dall’Amministrazione Comunale e da varie associazioni sportive e culturali. La sua data di celebrazione è stata spostata al primo fine settimana di settembre ed è stata prolungata di un giorno. All’organizzazione provvede un comitato spontaneo costituto da persone di estrazione varia ed originarie della borgata. In alcune occasioni, una parte dei fondi raccolti è stata utilizzata per apportare migliorie alla chiesa e alla sua piazza antistante. Per l’esecuzione di questi lavori diverse persone hanno offerto il loro contributo volontario. Il trasferimento della statua dalla chiesa della borgata a quella parrocchiale, avviene su un mezzo motorizzato circa dieci giorni prima della data della festa. In questo caso la processione vera e propria inizia da un piazzale a posto a circa 700 metri dalla chiesa parrocchiale. La prima domenica di settembre statua si riporta nella borgata lamese.
Nel tardo pomeriggio domenicale, nella piazza posta davanti alla chiesa di Corpi Santi si celebra una messa molto frequentata e al suo termine inizia una processione per le vie della borgata cui partecipano anche diversi rappresentanti politici (il sindaco, i consiglieri e gli assessori comunali). Con essa terminano le funzioni religiose e iniziano quelle civili: le esibizioni musicali, il ballo pubblico e le degustazioni di cibi tradizionali. La realizzazione della festa coinvolge tutta la popolazione della borgata: chi fa parte del comitato organizzatore, chi pulisce la chiesa e la piazza, chi prepara le pietanza allo stand gastronomico, etc. Durante la festa la contrada si anima, la sua piccola comunità riacquisisce alcuni suoi membri da tempo emigrati; amici e parenti si ritrovano per rinnovare i loro vincoli solidaristici consumando pasti comuni; in tante abitazioni abbandonate la luce elettrica torna a risplendere e al rituale festivo partecipano persone provenienti dai paesi vicini.
Da diversi anni, attraverso vari siti facebook tra cui “Comitato festa M. SS. dei Corpi Santi”, “Lamarcord”, “Majella Orientale”, “Sei di Lama dei Peligni se” e quelli di singoli individui, le immagini e i commenti della festa sono messe in rete e raggiungono tutte le persone interessate, vicine e lontane. In particolare nel 2016 sono stati pubblicati: il manifesto del programma festivo, varie foto della processione e della festa, un annuncio con l’indicazione del codice IBAN della Parrocchia su cui fare pervenire le donazioni e il resoconto di tutte le entrate e uscite. Nel manifesto del programma erano riportati i nomi dei suoi principali sponsor e alla stessa è stata abbinata una lotteria in cui sono stati messi in palio: una mountain bike, un week end, un buono spesa da 100 euro e varie confezioni di pasta.
Da diversi anni si assiste anche a concerti musicali realizzati da complessi musicali con un certo successo televisivo. Durante la festa del 2018 è stata riproposta anche la raccolta delle spase. Il 29 luglio 2023, il parroco di Lama dei Peligni, al fine di raccogliere fondi per eseguire lavori di manutenzione nella chiesa di Corpi Santi, ha organizzato una giornata festiva nella contrada omonima che ha previsto una messa, l’apertura di uno stand gastronomico e l’esecuzione di musica live e ballo liscio. Il 14 agosto dello stesso anno, in occasione di un’altra importante festività locale, il Comitato Feste di Maria SS. di Corpi Santi, ha allestito un proprio stand gastronomico ove ha proposto un menù tipico, la proiezione di vecchie immagini della borgata, l’ascolto di musica e la vendita dei biglietti di una lotteria abbinata alla festa da loro patrocinata.
Il programma festivo del 2023 non è stato molto diverso da quello degli anni precedenti e oltre ai tradizionali riti religiosi, lotteria e stand gastronomici, ha previsto il concerto dei Collage e la serata successiva divertimento popolare con balli e karaoke.
Un’altra particolare caratteristica della festa è rappresentata dal rito della vestizione a cui provvedono le donne della borgata ed è considerato tuttora un privilegio e un onore che fa sperare nella protezione della Madonna. In passato c’era quasi una gara per potervi partecipare mentre ora si cerca di dare la precedenza a chi ha avuto dei problemi e dei lutti in famiglia nella speranza che la Madonna le assista. Al termine del mese mariano e delle festività settembrine il simulacro si ripone nella sua nicchia con i vecchi abiti ripuliti e lavati.
Conclusioni
I fatti narrati si prestano alle seguenti osservazioni. La Madonna di Corpi Santi è un emblema di Lama dei Peligni e la principale abitante simbolica del suo territorio. Personalizzata, riplasmata e adattata al panorama religioso locale, è la patrona di fatto della piccola borgata la cui popolazione manifesta l’orgoglio di avere una propria Madonna.
La sua devozione e culto hanno influenzato le forme espressive e culturali comunitarie alimentando e rinnovando la produzione di detti, aneddoti, leggende, preghiere, componimenti poetici e canti tipici in cui si citano la borgata, il Comune e le attività dei suoi abitanti. Inoltre la devozione a Maria SS. ma di Corpi Santi e ad altre figure di sante che la popolazione del luogo venera (Sant’Anna, Santa Lucia, Santa Rita, etc.) enfatizzano la figura femminile con le sue virtù (amore materno, bellezza, capacità di proteggere, dolcezza, etc.), ne fanno oggetto di predilezione divina e di pubblica venerazione.
Nella statua di Corpi Santi, la Vergine è una giovane donna con un bambino, un’immagine che aiuta a ricordare che è Madre, rappresenta l’Epifania di Dio e la sua opera di creazione e salvezza. I colori rosso e celeste delle vesti rappresentano il legame tra cielo e terra mentre la corona simboleggia che è regina di misericordia. Le sue guance sono rosse, come quelle delle donne lamesi di un tempo che, lavorando quotidianamente la terra, erano continuamente esposte alla luce solare. Questo particolare colorito ha contribuito a rinforzare il legame con la gente della sua terra e a farla sentire “una di loro” radicata nel territorio e nell’esperienza viva dei suoi abitanti. Nello stesso tempo, in accordo con Riccio (2010), gli abiti sontuosi e regali accentuano l’alterità del sacro [24]. Le donne che provvedono alla sua vestizione rinforzano il prestigio comunitario e si creano spazi e ambiti esclusivi caratterizzati da una certa sacralità. Ad avviso di Lombardi Satriani: «Vestire una statua religiosa, entrare in contatto fisico con essa, in qualche maniera assicurano al fedele una contiguità fisica con la divinità, lo rendono in qualche modo partecipe della dimensione sacra che si proietta al di là dell’esistenza individuale e dello stesso mondo nel suo complesso» [25].
I testi dei vari canti e preghiere riportati contengono lodi e richieste d’interventi per superare le difficoltà della vita quotidiana. Essi, insieme alle testimonianze dei presunti miracoli, dimostrano l’esistenza di una religiosità che come scrive Annabella Rossi è «vissuta principalmente come risolutrice dei problemi dell’aldiquà e dei concreti mali quotidiani, cui si può contrapporre solo l’affidamento magico religioso e l’invocazione di uno stare bene che non è dovuto a una conquista civile ma a un’elargizione misteriosa e potente del divino» [26].
Analizzando la struttura della novena, si osserva che è composta da una prima parte d’invocazioni e lodi, poi seguita da raccomandazioni religiose, richieste d’intercessione per l’acquisizione di virtù cristiane e i valori della società contadina del passato che di conseguenza erano reificati ed acquisivano una dimensione sacra, ovvero lo spirito di rassegnazione, la pazienza, la capacità di staccarsi dalle frivolezze terrene e di sopportare dolori e travagli [27].
La leggenda sul ritrovamento della statua afferma l’appartenenza della Madre di Dio a Lama dei Peligni, la sua predilezione per la frazione di Corpi Santi e non è conosciuta negli altri Comuni che vi sono citati. A Gessopalena, invece si narra che durante una pestilenza, San Rocco uscì dalla sua chiesa con il bastone per impedire ai lamesi di entrare in paese. Queste due narrazioni sono accomunate dal fatto che i santi diventano i protagonisti di rivalità tra paesi vicini, scelgono da che parte schierarsi e di conseguenza sacralizzano i campanilismi. Il fatto che la Madonna scelse dove essere venerata si collega al concetto dell’immaginario popolare che attribuisce ad ogni santo la scelta del proprio luogo di culto, che, essendo manifestazione di ierofania, diventa sacro. Di conseguenza l’assimilazione della leggenda e il rinvenimento prodigioso del prezioso simulacro accentuano la potenza taumaturgica, giustificano la fondazione della chiesa e sono il presupposto di base della persistenza dello spazio sacro, della ripetizione degli atti di culto e della devozione popolare.
Il racconto leggendario è ambientato in un contesto agro-pastorale, quale era quello della zona sino a un recente passato, poiché la Madre di Dio apparve a un contadino che lavorava la terra. In genere quasi tutte le apparizioni mariane evidenziano che i soggetti colpiti dalle visioni soprannaturali sono persone umili, a dimostrazione che l’esperienza del sacro appartiene a tutti, anche alla gente semplice che in questo modo si rivaluta poiché oggetto di predilezione divina.
Secondo Annabella Rossi tali racconti svolgono «un’azione compensativa» per cui tutte le frustrazioni terrene sono compensate in una sfera metaumana [28]. A sua volta Curzi ha fatto presente che la leggenda appartiene a «un patrimonio folklorico che suggerisce un percorso di umanizzazione e animazione delle statue che manifestano una volontà propria, mostrando preferenze o sfavori e soprattutto mettendosi in cammino, come nel caso della Madonna dei Corpi Santi, che da Torricella si trasferì prima a Gessopalena e solo in seguito a Lama dei Peligni, dove si trova tuttora» [29].
La leggenda potrebbe essersi originata dalla rielaborazione locale di qualcun’altra molto simile e narrata in una località diversa. Nei secoli passati i pastori transumanti contribuirono a diffondere nella valle dell’Aventino i culti di San Nicola e San Michele Arcangelo che sono venerati nelle località pugliesi di Bari e Monte Sant’Angelo. È probabile che nelle località di transumanza essi conobbero leggende mariane molto simili a quella di Corpi Santi e al ritorno, con l’aiuto di qualche chierico, le riadattarono al proprio paese. Leggende abbastanza simili erano diffuse anche nel mondo classico e a tal proposito Verlengia ne trascrisse due di esse. Nella prima scrisse che Cerere ed altre divinità classiche, durante la notte, si spostavano da un tempio all’altro. Nella seconda leggenda invece raccontò che Ascanio, quando costruì la città di Alba, pose sul colle le statue delle divinità che Enea aveva portato da Troia a Lavinia. In seguito esse furono ritrovate a Lavinia, a dimostrazione che volevano restare in quella città [30].
Anche la leggenda delle Madonne sette sorelle, diffusa in varie località abruzzesi, pugliesi, laziali, siciliane, campane e umbro-marchigiane, risponde all’esigenza dell’uomo di crearsi uno spazio sacro in cui sentirsi rassicurato e protetto. L’affermazione che le Madonne sono sette si collega al fatto che il numero ha diversi connotati magici e simbolico-religiosi e, ad avviso di Profeta (1992), per l’immaginario popolare rafforza il potere protettivo sul territorio. Secondo Curzi, invece, è «un’aggregazione metastorica di opere eterogenee per cronologia» [31]. Anche in questo caso si hanno antecedenti pagani e si può supporre che il racconto nacque con la rielaborazione di qualche racconto simile diffuso in Puglia ed arrivato in Abruzzo con i pastori transumanti [32]. Un antecedente classico è costituito dal mito di sette sorelle dette Pleiadi i cui nomi sono: Alcione, Celeno, Elettra, Maia, Merope, Sterope e Taigete. Ai fini del presente lavoro ha una certa importanza Maia, la più bella delle Pleiadi, dea della fecondità da cui si avrebbe origine il termine Maiella che era invocata come la Mater Magna, la madre infelice che perse un figlio e la personificazione del risveglio della natura. Il suo mito potrebbe essere stato assorbito nel culto mariano e aver contribuito a originare la leggenda delle Madonne sette sorelle nella Valle dell’Aventino.
La scadenza calendariale e la processione con i covoni e conche di grano in passato si svolgeva a conclusione del ciclo agrario, avevano i significati di ringraziamento per il raccolto, propiziatorio per il divenire e si collegano agli antichi riti pagani caratterizzati da donativi di cereali. In tal senso l’offerta di grano esprimeva il ringraziamento per il buon raccolto che, secondo l’immaginario popolare, più che essere il risultato del proprio lavoro era dovuto alla benevolenza delle forze soprannaturali da cui ci si sentiva dipendenti. Questi fatti, in aggiunta al ritrovamento delle rovine del tempio pagano presso la chiesa e le leggende con i loro luoghi d’ambientazione, irrobustiscono l’ipotesi che la Madonna di Corpi Santi in un lontano passato sostituì il culto di una locale divinità agraria sconosciuta, una Grande Dea che assicurasse la fecondità della terra, proteggesse il raccolto e che forse potesse essere Maia. Come rilevò Pansa (1924) molte feste mariane abruzzesi hanno un contenuto naturalistico: la loro fisionomia originaria, il nome che la vergine assume e le leggende attribuite, spesso ricordano le antiche divinità onorate negli stessi luoghi.
La Vergine lamese è stata investita da una rimodulazione taumaturgica che le consente di mantenersi viva e persistere nonostante la realtà storica ed economica della borgata non sia più la stessa dell’epoca in cui iniziò a essere venerata. Oggi i fedeli la invocano affinché li protegga dalle precarietà tipiche della società contemporanea e non per assicurare un abbondante raccolto. Anche il modo di festeggiarla è cambiato. In generale, come hanno evidenziato vari studiosi tra cui Bravo (1984), Lanternari (1989), Buttitta (1997), Di Nola (2000), Grimaldi (2001) e Salvatore (2002) le feste hanno una storia e dinamica legate alle trasformazioni sociali. Nel caso in esame le modifiche hanno investito le funzioni che da celebrative e di ringraziamento per il raccolto sono diventate di riproposizione di una pratica religiosa a fini aggregativo-comunitari, di promozione turistica ed evasione collettiva. Nello stesso tempo la festa conserva diversi tratti formali (la questua, la processione, l’avvicendarsi di cerimonie laiche e religiose) e una grande vitalità poiché ha assunto nuovi significati che la rendono attuale.
La festa di Corpi Santi si può considerare anche la metafora di un palcoscenico teatrale in cui la popolazione della borgata recita se stessa per autorappresentarsi e un tassello del calendario celebrativo locale che la comunità ha elaborato e fatto proprio. Il programma festivo-religioso è costituito sempre da messe e processioni. In particolare la processione continua ad essere molto frequentata poiché oltre agli abitanti della borgata vi prendono parte quelli del capoluogo comunale, di altre frazioni e gli emigranti che tornano per l’occasione. Essa ha una forte valenza identitaria in quanto vi si partecipa oltre che per esprimere la propria personale devozione anche per esserci, mettersi in mostra e affermare in modo simbolico: io sono uno di voi, appartengo alla comunità e condivido i valori e modelli culturali che la caratterizzano.
La partecipazione alla stessa processione delle “verginelle”, simboli di castità e purezza, richiama la verginità della Madonna. Per le ragazze che vi partecipavano era anche un rito iniziatico poiché esse diventavano protagoniste di un evento comunitario, ricevevano un’investitura sociale e s’inserivano pubblicamente nel sistema dei valori culturali e religiosi della loro terra. La partecipazione degli amministratori comunali e l’inserimento della festa nel programma della “Bellestate Lamese”, invece dimostrano che la festa è anche un elemento utile per la costruzione del consenso politico-elettorale [33].
Il programma civile dal 1785 in poi, invece, è stato caratterizzato da fatti spettacolari di vario tipo che sono cambiati nel tempo, accentuandosi negli ultimi 50 anni ed adeguandosi ai cambiamenti di costume, alle innovazioni tecnologiche, al maggior benessere economico e alle diverse concezioni del tempo libero.
Nelle feste recenti: per organizzarle non si offrono spase e beni agricoli ma denaro in contante; non si praticano rituali agrari di ringraziamento; la processione non segue un vero e proprio itinerario penitenziale ma si sviluppa all’interno di uno spazio di sacralità che è quello del centro abitato; non s’invitano cineoperatori ambulanti; si accentua la performance invitando cantanti o gruppi musicali con un certo successo televisivo; si affermano gli aspetti ludico-trasgressivi del gioco e del divertimento popolare; hanno assunto importanza il ballo serale e il pranzo di massa; la data di celebrazione pur restando fissa al primo fine settimana di settembre, varia ogni anno e dimostra che l’organizzazione locale del tempo si è integrata ai modelli della società industriale e del terziario; la comunità della borgata collabora, si ricompatta, riafferma la propria presenza nel mondo e probabilmente dimentica qualche vecchio screzio tra i suoi membri. Il ritorno e recupero di persone emigrate ricompone vecchie fratture, mentre secondo Grimaldi (2001) rinnova il contratto di appartenenza alla comunità. Nella festa contemporanea di Corpi Santi, come sostiene Apolito «il proprio paese è vissuto (o addirittura ricreato per l’occasione) come residuo di attribuzione di senso, come spazio di identità autentica, come spazio umano di integrazione collettiva e di relazione» [34]. In quest’occasione nella borgata si afferma il concetto di “località” come è stato elaborato da Faeta e che ha il seguente significato: «Un luogo in cui si riconosce, in ottica solidaristica e/o antagonistica la legittimità di un processo di identificazione e mantenimento dei confini, di costruzione di norme comuni e di un ethos collettivo, di un’identità culturale al fine di sottrarsi all’indifferenziata datità globale e di fondare pratiche sociali di tipo egemonico e gerarchico» [35].
Durante la festa si ha l’integrazione tra aspetti tradizionali e altri contemporanei in cui, secondo Salvatore, il globale si compenetra nel locale dando vita al glocale, un neologismo che la studiosa ha utilizzato per indicare «la modernizzazione della indigeneità o, se vogliamo, l’attuale indigenizzazione della modernità» [36].
Con la diffusione in rete delle immagini, dei filmati e dei commenti sulla festa: gli emigranti e i loro discendenti che visionano i siti rinsaldano le radici con il luogo d’origine; i saperi individuali, le pratiche di culto e la cultura lamese si delocalizzano; le tradizioni della Madonna di Corpi Santi diventano un emblema della comunità locale proiettata in una realtà globale, un prodotto del folklore cibernetico e di un supermercato della cultura che si offre gratis a semplici curiosi, persone devote, ricercatori di vicende etnografiche e a chi sceglie i fatti religiosi più vicini ai propri gusti ed interessi; la devozione e la fede individuale si globalizzano, svuotandosi dai contatti umani reali e dall’intima sfera privata; si assiste alla formazione di una nuova dimensione che nello stesso tempo è globale e locale e un nuovo tipo d’identità territoriale e culturale non limitato e ristretto.
L’inserimento degli stand gastronomici e del ballo pubblico fa avvicinare la ritualità della festa religiosa a quello della sagra. In questa nuova dimensione: si rivalutano tradizioni religiose e alimentari, si rifonda la comunità e si riafferma l’identità culturale di gruppo utilizzando strategie tipiche della contemporaneità. Secondo Lia Giancristofaro, nelle sagre: «La comunità paesana si apre al visitatore per ricavare visibilità e profitto, non certo per autorappresentarsi» [37]. Poi aggiunge che in generale le sagre abruzzesi «manifestano incongruità con la tradizione oltre che con il cibo anche con la musica ed altri aspetti contestuali, ulteriormente confermando che si tratta di prodotti commerciali atti a valorizzare l’indotto economico e non a rappresentare la comunità umana e culturale» [38]. Quanto affermato dalla studiosa, nel caso in esame in parte è vero per i visitatori occasionali che frequentano le sagre solo per evadere e divertirsi, consumando molto spesso alimenti che non hanno nulla a che fare con le tradizioni locali ma sono mutuati da altre realtà.
Per concludere si fa presente quanto segue: la festa della Madonna di Corpi Santi è la più antica che si celebra a Lama dei Peligni e un tassello del calendario celebrativo locale che la comunità ha elaborato e fatto proprio; la sua organizzazione è caratterizzata dall’associazionismo e il volontariato che portano a riscoprire il proprio territorio, riaffermare piccole leadership locali e ristabilire o consolidare le relazioni interpersonali; la festa continua ad essere organizzata, nonostante l’invasione della cultura di massa, l’inserimento nel calendario celebrativo lamese di altre festività e l’inesorabile spopolamento a cui la borgata è andata incontro; essa sopravvive per motivi turistici, religiosi, rispetto della memoria storica e difesa dell’identità culturale contro i tentativi di omologazione globale.
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