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Attilio Russo fotografo, mio fratello e compagno dei santi

Attilio Russo (ph. Giuseppe Muccio)

Attilio Russo, Barrafranca, domenica di Pasqua  (ph. Giuseppe Muccio)

di   Giuseppe Muccio

«Promettimi di portare avanti e realizzare i nostri progetti sulle feste …» Così Attilio, mi rese testamentario di una grande ed importante eredità, fatta non di beni materiali, bensì immateriali.

Le nostre “fotine” come le chiamava, o meglio ancora le “operine” da lui titolate ironicamente, quasi a denudarle dell’importanza e del valore che avevano. Le stesse dovevano rappresentare la testimonianza diretta, ricca di emozioni e di passione popolare, per marcare un periodo storico pregno di cambiamenti frenetici, causa spesso del mutamento o della scomparsa delle stesse feste.

(ph. Attilio Russo)

Casalvecchio, Ecce Homo, Lunedì  Santo (ph. Attilio Russo)

(ph. Attilio Russo)

Palazzolo Acreide, San Michele (ph. Attilio Russo)

Immagini di decenni di vissuto, appresso a cortei processionali, a Santi e Santuzze, ad Ecce Homi e Madonne, Crocifissi, Confraternite incappucciate, donne alluttate, preti a volta non preti, bande musicali e tutta una serie di personaggi che sfilavano lungo la sacralità delle processioni, ovunque in ogni luogo e tempo, percorrendo i lunghi sentieri di Fede.

Tutto ebbe inizio nei primi anni del secolo corrente a Palazzolo Acreide, la patria di San Paolo, delle ‘Nzaredde e dei botti per eccellenza. Mi trovavo sul pulpito della Basilica, intento a dedicare qualche primo piano al volto austero e serioso del Patronus quando un signore dagli occhi cerulei e dallo sguardo esageratamente allegro e simpatico, con molto coraggio, talento e “nonchalange”, iniziò un soliloquio che all’impatto mi parve esagerato.

Mi parló della festa e delle altre feste in Sicilia ed oltre confine, raccontandomi in maniera certosina, di paesini disseminati ovunque di tradizioni popolari che spesso trovavano le loro origini in riti ancestrali pagani, oramai trasformate in feste cristiane. Insomma in pochi minuti si era “offerto”, perché lui si offriva sempre, in tutto e per tutto: era Attilio. Nonostante il suo modo esorbitante, presentandosi senza mezze misure, entrammo immediatamente in empatia.

(ph. Attilio Russo)

Castelvetrano, vestizione della Madonna dell’Aurora, Domenica di Pasqua (ph. Attilio Russo)

Tant’è, che iniziai immediatamente a chiedergli dettagli ed informazioni, perché ero incuriosito ed interessato dalle sue argomentazioni. La motivazione: il contatto con la gente, la scoperta dei comportamenti dettati dall’emozione degli avvenimenti processionali. Così da ottenere condizioni veritiere di testimonianze di vita vissuta, a me care.

(ph. Attilio Russo)

Cattolica Eraclea, Domenica di Pasqua (ph. Attilio Russo)

(ph. Attilio Russo)

Assunta (ph. Attilio Russo)

In passato avevo già avuto dei buoni risultati, con lavori svolti in giro per il mondo, documentando le popolazioni di Papua, India, Africa, Nepal, Filippine, Indonesia, Sud America ed altri ancora, che mi avevano portato a documentare, attraverso foto ed articoli pubblicati su magazine nazionali e non, civiltà, usi, costumi e riti religiosi diversi da quelli occidentali. In questo modo, avrei capito molto di più, provando ad esercitare comparazioni fra le abitudini culturali.

Quasi istintivamente nacque il nostro connubio di documentazione fotografica, di curiosità e di scoperta, di ricerca e di studio. Iniziammo a vagabondare e, attraverso la sua conoscenza fatta di trascorsi televisivi, pieni di storie, quiz e personaggi famosi, mi condusse ovunque, nei posti più impensabili, dove il tempo pareva magicamente sospeso, congelando del tutto. Un tempo immutato, con tradizioni ricche di autentica partecipazione, con la gente che inizialmente ci considerava degli alieni, intrusi, estranei, irrompendo nel loro universo quando ancora non c’era la folla di fotografi e giornalisti. Questo era l’impatto, ma appena dopo tutti si mostravano nella loro generosa disponibilità, addirittura spesso venivamo invitati a condividere il conviviale del pranzo della festa.

(ph. Attilio Russo)

Guarda Sanframondi, I battenti, SS. Assunta (ph. Attilio Russo)

Ed ecco che Attilio dava il meglio di se stesso, raggiungendo l’animo e la mente dei nostri nuovi amici. Senza fare fatica, con l’energia di sempre che lo contraddistingueva, mostrando abilità comunicative non comuni, chiedeva notizie sulla festa, sui personaggi e su tutto quello che, per sottovalutazione della gente, poteva essere stimato e celato come poco importante, ma che per noi poteva esserlo. Era alla ricerca spasmodica di scoperte e di conoscenze. Mi diceva: «noi dobbiamo puntare sulle piccole realtà, sui “minimalia”, per garantire e preservare l’autenticità». Poi procedeva con le foto di rito, immortalando tutti i presenti, volti, cibo della festa, insomma tutto ciò che era fotografabile e degno di essere documentato.

(ph. Attilio Russo)

Plaja Licata, Maria SS. Stella del Mare (ph. Attilio Russo)

(ph. Attilio Russo)

Palermo, 6 gennaio, Bambino della Gancia (ph. Attilio Russo)

E così facendo tesseva una tela ricca di personaggi, notizie e storie, unica e di valore inestimabile. Le feste si susseguirono, iniziando a collezionare negli anni successivi centinaia e centinaia di eventi, molti dei quali inediti, trascurati dagli altri ricercatori, ancora sconosciuti al di fuori dei propri territori. Si passava dai Santi in “Mare”, a quelli lungo i sentieri di campagna, tra ginestre e campi di grano.

Poi c’erano quelli che, per mancanza di portatori venivano posti sopra inediti carri processionali, che più delle volte erano macchine, camion o addirittura motocoltivatori, arricchiti da “pragmatorie” (indicava con questo pseudonimo i drappi ed ornamenti vari, a limite del buon gusto) barocche e rococò. – «Che Bellezza!» – diceva, e gli occhi miei e suoi si irradiavano di entusiasmo e di gioia per quell’unicum ed io, com’era solito, seguivo con la frase: – «Maaatri Attilio, questa festa è fatta su misura per noi..!».

(ph. Attilio Russo)

Torrenova, Madonna del Mare (ph. Attilio Russo)

Chilometri e chilometri di sentieri, albe, mattinate e nottate, tante passate in macchina a sonnecchiare, attendendo l’uscita nottambula della Santuzza o l’arrivo dei pellegrini, recanti doni e ceri accesi, a rappresentare la “prumissione” e lo scioglimento del voto per grazia ricevuta.

(ph. Attilio Russo)

Galati Mamertino, Venerdì Santo (ph. Attilio Russo)

(ph. Attilio Russo)

Melia, San Filippo Ciriaco in campagna (ph. Attilio Russo)

Ma, fra tutte le feste ed i festini, ce n’era una preferita, la “Festa Madre”: la Settimana Santa. Già il pensiero del suo compimento, ci faceva entrare in una sorta di “frenesia processionale”, dandoci la stessa gioia e la stessa eccitazione che un bimbo prova nel ricevere il nuovo regalo. Sì perché, già mesi prima, iniziavamo a studiare e progettare il “giro dei Sepulcri”, in riferimento al susseguirsi di eventi processionali, a partire dal periodo quaresimale.

La voglia di fare di tutto e di più, lo portava ad aggiungere al programma già stilato ed approvato da entrambi, altre processioni, magari di pochi minuti, ma alla fine degne di essere immortalate.

(ph. Attilio Russo)

Licata, Madonna della Poliscia (ph. Attilio Russo)

Palermo, Ballarò, Madonna di Soledad, Venerdì Santo (ph. Attilio Russo)

Palermo, Ballarò, Madonna di Soledad, Venerdì Santo (ph. Attilio Russo)

E le salite e le discese dei Calvari, le corse mattutine delle “Marunnuzze alluttate”, in mezzo ai fumi purificatori e ai fuochi benedetti, i pianti e la pietà popolare della gente, che per l’occasione vestiva il lutto, le “Signuruzze” sedute a guardia del Cristo sul cataletto, in veglia dolorosa, come se fosse il loro caro defunto sul letto di morte, in un brusio incomprensibile di orazioni e rosari, avvolto dal fumo dei ceri e degli incensi a rendere più ricca di pathos la scena.

Poi ancora, le Lamentazioni dei lamentatori in latino, confuso ai versi in dialetto siciliano, le bande a lutto e le vare ondulanti, rese tali dall’annacata spagnola, gli incappucciati e quelli che non lo erano mai stati e che per l’occasione lo divennero…. – «E iu curria» – mi disse, quando arrivò quella mattina al Calvario. E io appresso a lui, con rispetto ed amore fraterno.

(ph. Attilio Russo)

Messina, Buddhisti festa di Katrima (ph. Attilio Russo)

Casalvecchio, SS. Annunziata (ph. Attilio Russo)

Casalvecchio, SS. Annunziata (ph. Attilio Russo)

Infine i nostri progetti si concretizzarono, iniziando importanti collaborazioni, in assoluto fra tutte quella con la Fondazione Buttitta e con il Museo Pasqualino. Non mancarono mostre e pubblicazioni, riconoscimenti. Anche Rai3 si accorse di noi e ci dedicò un servizio che ci vide protagonisti del reportage fotografico sulla Pasqua di Riesi. Seguì Pasos e Misteri, pubblicazione e mostra sui riti pasquali della Sicilia e dell’Andalusia e tante altre mostre e monografie fino al volume Il sacro degli altri, una ricerca documentata sul culto e le pratiche rituali dei migranti in Sicilia. Nel tempo Attilio ha collezionato un patrimonio iconografico delle feste in Sicilia unico e impareggiabile, per quantità di documenti e qualità formale delle fotografie.

Riesi, L'Addolorata, Venerdì Santo (ph. Giuseppe Muccio)

Riesi, L’Addolorata, Venerdì Santo (ph. Giuseppe Muccio)

Caro Attilio, in quest’ultima Settimana Santa mi dicesti: – «Non è escluso che ti faccio una sorpresa, tu comunque falla qualche fotina anche per me!» – L’ho fatta, col cuore spezzato ma ho svolto quel compito. Privato della tua presenza e delle tante cose che usavamo condividere: il rito del “Pecoro”, per esempio, un buonissimo dolce messinese che tu portavi per Pasqua e che mangiavamo come da tradizione la Domenica del Resuscito. Difficile raccontare tutto quello che io ed Attilio abbiamo vissuto, perché oltre le feste c’era una persona sensibile dal cuore generoso e dall’ampia cultura.

Caro Attilio, hai scelto la Settimana Santa, cara tanto a me quanto a te, per salutarci, e nel giorno del Lunedì dell’Angelo, hai iniziato il tuo nuovo reportage, questa volta realmente, in mezzo ai tuoi tanto amati Santi! 

Dialoghi Mediterranei, n, 67, maggio 2024

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Giuseppe Muccio, fin da ragazzo si dedica alla fotografia. Inizia verso i trent’anni a collaborare come Freelance con testate giornalistiche e magazine nazionali ed internazionali, pubblicando reportage fotografici redatti da articoli quali Papua: un viaggio indietro nel tempo; BogaBoga: nel mar delle Salomon; Sinai Egitto: tra deserto e giardini di Allah; Pemba ( Tanzania ): l’isola dei non famosi; Zanzibar: la via delle spezie; India Varanasi: nelle acque della vita e della morte; kathmandu Nepal: la valle degli dei; Indonesia Sulawesi: nel regno di Lilliput; Galapagos: paradosso naturale; Ecuador: lungo la “Carrettiera” dei vulcani; Amazzonia: i segreti del Rio Napo; Marocco: ouarzazate ed i castelli di sabbia e tufo. Ha curato con Attilio Russo le fotografie dei seguenti volumi: Area Marina Plemmirio Siracusa; La Festa Barocca in Sicilia; Le immagini raccontano la città; Il cammino della Passione; Pasos e Misteri; Il sacro degli altri.

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